La Butèga

La butega

Il laboratorio di teatro in dialetto dal titolo LA BUTEGA, curato da Francesco Gabellini, Giorgia Penzo e Francesca Airaudo, nel 2010 prende casa al Teatro Corte di Coriano dove risiederà fino al 2012 per poi trasferirsi al Teatro Villa di S. Andrea in Casale. In questi anni si crea una piccola ma preziosa comunità composta da attori professionisti delle compagnie riminesi, cultori del dialetto e attori delle compagnie amatoriali locali, autori prolifici, attori “Lucchiniani”, semplici curiosi, ecc…insieme come in una bottega artigianale. Una comunità ancora oggi viva e attiva che continua ad incontrarsi “in dialetto”.

La Butèga è un officina teatrale, un luogo d’incontro tra chi parla e vive quotidianamente il dialetto e chi fa teatro o si esprime artisticamente attraverso il corpo e la parola; un luogo di confronto tra attori delle locali compagnie dialettali, attori di teatro e persone “comuni”, che vogliano portare la propria testimonianza linguistica e di vita, al fine di creare una nuova drammaturgia dialettale capace di superare il discrimine fra colto e popolare.

Prima edizione 2010-2011

Un nuovo teatro che nasce in un territorio rurale incontra la preziosità della memoria e della sua lingua, cioè il dialetto. Parte dunque da Coriano “La butèga”, ovvero un laboratorio per un “nuovo” teatro dialettale; un’officina teatrale che sia luogo d’incontro tra chi parla e vive quotidianamente il dialetto e chi fa teatro o si esprime artisticamente attraverso il corpo e la parola; un luogo di confronto tra attori delle locali compagnie dialettali, giovani attori o allievi delle scuole di teatro e persone “comuni” che vogliano portare la propria testimonianza linguistica e di vita.

TEFIOCH!
Una prima fase di ricerca prenderà le mosse dal “vissuto” dei partecipanti, o eventualmente da testimonianze esterne. Sarà un lavoro di ricerca sulle parole, ma anche sui gesti e sui modi di essere e vivere: il dialetto è espressione di una cultura che cercheremo di sondare in profondità prima di parlare le sue parole, di agire la sua gestualità e di tacere i suoi silenzi. In un secondo momento daremo vita a personaggi che abbiano la capacità e il coraggio di essere realmente se stessi e di “indossare” il teatro perché creati nel teatro.

Il tema di partenza sarà la “vecchiaia”, una stagione della vita che più di ogni altra già ha stimolato poeti e scrittori che si esprimono in dialetto. L’aspetto agrodolce di questa età è molto vicino alle corde espressive più intime, insite nella parlata “volgare”. Il dialetto è lingua dei vecchi, capace di muovere ad un riso amaro, ad una malinconia sorridente e dolce al tempo stesso.

Durante il laboratorio si prenderanno in esame i testi del panorama letterario dialettale romagnolo che parlano di vecchi o che li fanno parlare in prima persona; si ascolteranno testimonianze di persone anziane, analizzandone il modo di esprimersi, le posture, la gestualità; infine, lavoreremo sul “vecchio” che ne scaturirà.

Gli incontri si svolgeranno il Martedì sera dalle 20.30 alle 23.00 presso il Teatro Cor.Te di Coriano.
La partecipazione è gratuita. E’ previsto un esito finale pubblico.

Primo incontro: Martedi 16 Febbraio 2010 ore 20.30 c/o Teatro Cor.Te

Francesco Gabellini è nato nel 1962 a riccione, scrittore, poeta e autore di teatro, ha pubblicato quattro raccolte di poesie in dialetto romagnolo dal 1997 ad oggi. Con il monologo L’ultme sartur – L’ultimo sarto è stato finalista nel 2005 alla 48esima edizione del Premio Riccione per il Teatro. Definito come l’”erede di Lello Baldini, i suoi testi teatrali sono stati messi in scena da Ivano Marescotti, Francesca Airaudo, Gianluca Reggiani.

Seconda edizione 2011-2012

Laboratorio di teatro in dialetto a cura di Francesco Gabellini

Tutti i martedì sera dalle 20.45 alle 23.00 presso il Teatro Corte , aperto a tutti e gratuito.

La Butèga è un officina teatrale, un luogo d’incontro tra chi parla e vive quotidianamente il dialetto e chi fa teatro o si esprime artisticamente attraverso il corpo e la parola; un luogo di confronto tra attori delle locali compagnie dialettali, attori di teatro e persone “comuni”, che vogliano portare la propria testimonianza linguistica e di vita, al fine di creare una nuova drammaturgia dialettale capace di superare il discrimine fra colto e popolare.

Alla Butèga si può venire a: recitare, ascoltare, curiosare, imparare, scrivere.

«Ciò che si sta attuando è uno scambio di saperi, di gesti, posture, modi di essere e di porsi, raccontarsi. Anche sul piano umano l’esperienza appena avviata lo scorso anno è stata straordinaria. Vorrei quest’anno costruire una drammaturgia insieme ai partecipanti, che prenda le mosse proprio dai loro vissuti e che si costruisca insieme nel tempo. Quando penso a un Teatro in romagnolo, penso anche a un Teatro che, nonostante la difficoltà di comprensione e la mancanza di una tradizione che gli abbia in qualche modo conferito uno statuto di lingua teatrale, possa uscire dai confini della Romagna, perché non credo che le barriere linguistiche siano muri insormontabili. Qualcuno mi potrebbe anche obiettare che allora potrei anche scrivere in italiano e il compito mi risulterebbe più semplice. Ma il risultato non sarebbe sicuramente lo stesso. Sì, è vero, sono, ancora una volta, d’accordo con Baldini, che non tutto si può dire in dialetto, ma ci sono cose che vanno dette proprio in quel modo e in nessun altro. A queste cose mi sento molto legato. Credo che il Teatro sia un patrimonio di tutti e che chi lo fa si debba porre due importanti obiettivi: lavorare per la qualità dello spettacolo e allo stesso tempo cercare di portare a Teatro la gente, anche quella comune che a Teatro non ci va più, ma si lascia distrarre dai potenti “mezzi di distrazione di massa.” In questa difficile impresa credo che il dialetto potrebbe esserci d’aiuto.» 
Francesco Gabellini

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