Il dialetto appartiene al futuro

Radiodrammi di Romagna - Copertina

Il dialetto appartiene al futuro

A cura di Fabio Bruschi, con Giuseppe Bellosi e Davide Pioggia

Il Veneto, il Sud, la Sicilia hanno una lunga tradizione drammaturgica in dialetto: da noi la storia è molto più recente.

Le vecchie farse dialettali, pur ridimensionate, resistono e ora arrivano a interrogarsi sul ruolo di regia e drammaturgia: ma il nuovo è nei drammaturghi colti, su tutti Raffaello Baldini che in Romagna fa scuola alla generazione successiva.
E’ la “tradizione del nuovo”, registrata da quell’acuto sismografo che dal dopoguerra è il Premio Riccione per il teatro. Per quarant’anni, dal 1947, il dialetto è del tutto assente; ma poi sboccia, per non casuale coincidenza e in modo autorevole, con la virata sperimentale di Franco Quadri a metà anni ‘80. Il dialetto non è più nostalgico e residuale ma vivo e immerso nel contemporaneo.

In Romagna il nuovo teatro in dialetto procede a macchie di leopardo, a partire dal sodalizio ravennate tra Nevio Spadoni, poeta e drammaturgo, e le Albe. Poi nascono altri autori: Giovanni Nadiani a Faenza, Denis Campitelli a Cesena, Francesco Gabellini a Riccione, poeta e sperimentato drammaturgo.

Ora si tratta di seguire questi sviluppi, formalizzarli e metterli in rete: nei libri e soprattutto nei mezzi di comunicazione, dalla radio ai podcast.

Un approccio alle parole e ai suoni del dialetto dunque non solo come tesoro linguistico di un passato da custodire ma come accadimenti del contemporaneo.nguistica e culturale.

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